IL PIANOFORTE di Anna Bellocchio
Se un giorno Vi capiterà di passare da
Gubbio, volgete lo sguardo dalla parte opposta! La vallata si allarga sotto lo
sguardo severo della città e si infrange su dolci collinette. Su una di queste,
precisamente su Monteluiano c’è una villa padronale costruita sui resti di un
antico castello. E’ immersa in una tenuta agricola di 12 ettari oggi non più
sfruttati come un tempo, ed è circondata da un parco con un giardino
all’italiana e con una magnifica pineta. La costruzione è severa e molto severi
e imponenti sono i suoi interni. Uno scalone di marmo, rimasto tale negli anni
, conduce, sotto lo sguardo immobile e decisamente un po’ cupo di mezzi busti
anch’essi di freddo marmo bianco, all’appartamento. Io ho abitato in questa
casa per 18 mesi! I proprietari, residenti a Roma, erano inizialmente
refrattari all’idea di affittarmela anche se solo temporaneamente poiché, vista
l’ubicazione, non la ritenevano adatta ad una donna sola sia per la
dislocazione – lontana dai servizi , alquanto solitaria e per qualcosa d’altro
che non mi venne specificato – sia per la grandezza che, a dire il vero, era
effettivamente molto più che grande. Con le mie 4 ciarabattole – di più non mi
sarebbe servito visto il tempo decisamente breve della mia permanenza - arrivai
in un tardo pomeriggio e francamente, rimasta sola, il primo impatto mi lasciò
alquanto disorientata. Ero molto incuriosita da tutto quello che mi circondava;
i mobili antichi pieni di suppellettili che chissà quali storie avrebbero potuto
raccontare, i quadri alle pareti, il pianoforte a coda che faceva bella mostra
di se in mezzo al salone con su, ancora, un vaso con fiori rinsecchiti rimasti
lì chissà da quanto tempo. La tastiera era aperta – strano, molto strano - e,
chiaramente, mi venne subito l’impulso di strimpellarci sopra… mamma mia… Era
talmente scordato che ancora, a pensarci, mi vengono i brividi. Pensai che lo
tenessero lì solo per dare un tocco di “nobile” a tutto il contesto anche se
era veramente un bel pianoforte, era uno Steinbach, proprio come il mio
verticale di casa! La notte mi sorprese ancora una volta… Dalla finestra della
camera – diminutivo chiamarla camera da letto - si vedeva tutta Gubbio
illuminata e lo spettacolo era veramente incantevole ma la stanchezza ebbe il
sopravvento e crollai. Erano circa le 3 del mattino, tutto era immerso in un
silenzio irreale eppure una cosa strana mi svegliò: note sconnesse, stridule e
stonate strimpellate senza alcun senso, arrivavano dal salone. Non ho mai avuto
alcun timore ma, quella sera, ero sorpresa di me stessa. Avevo il cuore in gola
e le ombre della casa. che ancora non conoscevo, con il riflesso della luna non
mi aiutavano certamente a stare più tranquilla. In punta di piedi raggiunsi il
salone dove, al mio arrivo, le note immediatamente cessarono. Lentamente il mio
cuore rallentò le pulsazioni e io ritrovai la mia solita buona dose di
sicurezza e tornai a dormire. Questa scena si ripeteva oramai da tre giorni e
la cosa, ora, incominciava veramente a darmi fastidio. Decisi di passare la
notte su una delle poltrone vicine al pianoforte; mi munii di una magnifica
coperta dal profumo di naftalina trovata in un armadio e aspettai…
L’orologio a pendolo suonò le tre e ancora
non era successo nulla… mi addormentai ma fui risvegliata dalle solite
maldestre note stonate… Aprii prima, con cautela, un occhio e poi entrambi…
Un
topo ENORME si divertiva ad andare su e giù per quella tastiera soffermandosi
-ogni tanto- quasi per riprendere fiato. Feci un urlo disumano e quel topastro
sparì così rapidamente che ancora oggi mi chiedo da quale buco fosse arrivato.
Vi assicuro, avrei preferito conoscere un fantasma, magari avremmo potuto
suonare a 4 mani quello scordatissimo e vecchio pianoforte ma il destino volle
che fosse solamente un topo…
Un enorme topo burlone!
(Nanilastrega 3/14 -autobiografico 1998)
